La Rivoluzione scientifica - Definizione provvisoria di scienza

(da Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli)

Un'organizzazione del sapere di tipo rozzamente enciclopedico rischia spesso di accreditare l'esistenza di una moltitudine di "scienze", tutte con pari dignità, ciascuna caratterizzata dal suo oggetto particolare: chimica, ornitologia, matematica, tricologia, informatica e così via.  Secondo questa concezione basta delimitare un oggetto possibile di conoscenze e trovare un nome (possibilmente di origine greca) per creare una nuova "scienza”, concepita come un contenitore in cui saranno riposte tutte le "affermazioni vere" riguardanti l'oggetto specifico scelto. 

A volte, anzi, a qualcuno é sembrato sufficiente un pò di greco nel nome, senza neppure l'oggetto: sono nate così, ad esempio, la parapsicologia e l'ufologia.
Secondo questa concezione la storia della scienza é l'unione delle "storie" di tutte le scienze particolari, ciascuna delle quali é concepita come una cronologia delle "acquisizioni di verità" nel particolare settore considerato.  Naturalmente chi condivide questa concezione mostra scarso interesse per la storia della scienza: é il caso di molti storici, che al più dedicano alla scienza qualche accenno.
Nonostante alcune elaborazioni filosofiche fossero state ben più complesse, la concezione rozza appena descritta é stata molto diffusa tra gli scienziati almeno fino ai primi decenni del Novecento.  La continua e rapida modifica dei principi scientifici, in particolare nella fisica, ha reso infine insostenibile la tesi che la scienza fosse un insieme di affermazioni certamente vere.  Questa concezione, infatti, costringe a considerare "non scientifiche" tutte le teorie superate.  Finché si era trattato di conoscenze il più delle volte vecchie di secoli, il loro declassamento era stato accettato di buon grado, ma con il nuovo ritmo dello sviluppo scientifico lo stesso criterio avrebbe costretto a escludere dal novero della "scienza" tutti i risultati non ottenuti negli ultimissimi anni.  Ciò é sembrato inaccettabile agli scienziati, probabilmente perché li avrebbe costretti ad accettare come inevitabile il futuro riconoscimento di "non scientificità" anche dei risultati propri.  È divenuto chiaro, in altri termini, che una buona definizione di "scienza" deve permettere di considerare "scientifiche" anche affermazioni tra loro contraddittorie, come i principi della meccanica classica e quelli della meccanica  relativistica.  D'altra parte é ovvio che l'utilità del termine scienza sta nella possibilità di distinguere le conoscenze "scientifiche" da altre conoscenze anche certamente “valide", quali le conoscenze tecnologiche prescientifiche o le attuali conoscenze storiche.
Ciò che distingue la scienza da altre forme di conoscenza non é quindi certamente la validità assoluta delle affermazioni scientifiche.
Cos'é allora la scienza?
A prima vista può sembrare che si possa rispondere a questa domanda usando due metodi diversi: o descrivendo le caratteristiche della scienza quale si é formata storicamente, oppure affrontando il problema sul piano teoretico. Un'analisi appena più attenta mostra però facilmente che ciascuno dei due metodi presuppone l'altro.  Non si può infatti affrontare il problema della caratterizzazione del "metodo scientifico" senza conoscere la scienza che é stata di fatto prodotta dalla storia, senza conoscere cioé la storia della scienza.  D’altra parte é ovvio che non é possibile alcuna storia della "scienza" che non sia basata su una definizione, magari tacita o addirittura inconsapevole, di scienza".
L’unico modo per evitare l'apparente circolo vizioso è probabilmente quello di percorrere un cammino a spirale, alternando i due metodi in modo che si giustifichino a vicenda.
Poiché questo vuole essere un saggio essenzialmente storico e non filosofico, ma la consapevolezza sembra in ogni caso preferibile al suo contrario, cominceremo col dare in questo paragrafo una definizione di "scienza", cercando di illustrarla, ma senza discuterne la validità.  (…)
Per arrivare alla nostra definizione (provvisoria) di scienza", cominciamo col notare che alcune teorie da tutti considerate scientifiche, come la termodinamica, la geometria euclidea o il calcolo delle probabilità, condividono le seguenti caratteristiche essenziali:
1.    Le affermazioni "scientifiche" non riguardano oggetti concreti, ma enti "teorici" specifici.
La geometria euclidea, ad esempio, può fare affermazioni su angoli o segmenti e la termodinamica sulla temperatura o l'entropia di un sistema, ma in natura non esistono "angoli", "segmenti", "temperature" o "entropie".
2.    La teoria ha una struttura rigorosamente deduttiva; é costituita cioé da pochi enunciati fondamentali ("assiomi", "postulati" o "principi") sui propri enti caratteristici e da un metodo unitario e universalmente accettato per dedurne un numero illimitato di conseguenze.
In altre parole la teoria fornisce metodi generali per risolvere un numero indeterminato di problemi.  Tali problemi, enunciabili nell'ambito della struttura della teoria, sono in realtà "esercizi": problemi, cioé, sui quali vi é un accordo generale tra gli esperti sui metodi che possono essere usati per risolverli e per controllare la correttezza della soluzione.  I metodi fondamentali sono la dimostrazione e il calcolo.  La "verità" delle affermazioni "scientifiche" é quindi in questo senso garantita.
3.    Le applicazioni al mondo reale sono basate su "regole di corrispondenza" tra gli enti della teoria e gli oggetti concreti.
Le "regole di corrispondenza", a differenza delle affermazioni interne alla teoria, non hanno alcuna garanzia assoluta.  Il metodo fondamentale per controllare la validità delle regole di corrispondenza, cioé l'applicabilità della teoria, é il metodo sperimentale.  L’ambito di validità delle regole di corrispondenza è, però, in ogni caso limitato.
Ogni teoria con le tre caratteristiche precedenti sarà detta "teoria scientifica".  (....)
Per "scienza esatta" intenderemo l'insieme delle "teorie scientifiche". Un criterio semplice per controllare se una teoria é “scientifica” é quello di verificare se è possibile compilarne un manuale di esercizi; se ciò non é possibile, certamente non si tratta di una "teoria scientifica".
La grande utilità della "scienza esatta" consiste nel fornire modelli del mondo reale all'interno dei quali esiste un metodo garantito per distinguere le affermazioni false da quelle vere.  Mentre la filosofia della natura aveva mancato l'obiettivo di produrre enunciati assolutamente veri sul mondo, la scienza riesce a garantire la "verità" delle proprie affermazioni, a patto per di limitarle nell’ambito di modelli.  Tali modelli permettono naturalmente di descrivere e prevedere fenomeni naturali, trasferendoli a livello teorico con le regole di corrispondenza, risolvendo gli “esercizi" così ottenuti e trasferendo di nuovo le soluzioni ottenute al mondo reale.  Vi é però anche un'altra possibilità, ben più interessante: (…) Le "teorie scientifiche", anche se nascono per descrivere fenomeni naturali, per la possibilità che hanno di autoestendersi con il metodo dimostrativo divengono quindi in genere modelli di settori di attività tecnologica.  La "tecnologia scientifica", caratterizzata dall'avvalersi di una progettazione effettuata all'interno delle "teorie scientifiche", appare così intrinsecamente legata alla stessa struttura metodologica della scienza esatta e non può che nascere con questa.
(….) Le teorie che si rivelano inadeguate a descrivere una fenomenologia nuova debbono a tal fine essere sostituite; esse restano però, in base alla nostra definizione, "teorie scientifiche" e potranno continuare ad essere usate nel loro proprio ambito.
(…) Per "scienza" intenderemo innanzitutto la "scienza esatta".  Le "scienze empiriche" sono accomunabili in qualche misura alla scienza esatta, distinguendosi dalle forme di conoscenza prescientifiche, innanzitutto perché il loro sviluppo é basato sul metodo sperimentale ed  opera di specialisti il cui lavoro, ben distinto sia dalla speculazione filosofica sia dalle attività professionali, ha uno scopo puramente conoscitivo.  Si può parlare di teorie anche nel caso delle scienze empiriche, in quanto anch'esse sono basate sulla elaborazione di specifici concetti teorici, ma queste “teorie empiriche" non soddisfano la seconda delle proprietà che abbiamo usato per definire le "teorie scientifiche", in quanto ad esse manca la struttura rigorosamente deduttiva che caratterizza la scienza esatta.  Le "teorie empiriche", non potendo estendersi con il metodo dimostrativo, sono utilizzabili solo come modello di una fenomenologia specifica e non producono risultati esportabili in ambiti diversi.  Per questo motivo é possibile e conveniente classificare le "scienze empiriche", a differenza delle scienze esatte, in base al loro concreto oggetto di studio.

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