Dal 2005 la Spagna assomiglia alla città di Acchiappa-citrulli narrata
nel Pinocchio di Collodi. Per andare in prigione, infatti, basta essere
innocenti. La criminalizzazione e la distruzione del maschio ha qui raggiunto
il suo punto culminante. La legge contro la “violenza di genere”,
presentata come un poderoso strumento di repressione della prepotenza machista,
è stata promulgata dal Parlamento spagnolo alla fine del 2004 ed è entrata in
vigore nel giugno del 2005. Fu curiosamente votata all'unanimità come accade
normalmente negli stati totalitari. Per poterla approvare era stata lanciata
una grande campagna propagandistica per convincere i votanti che il loro paese,
uno tra i più sicuri d'Europa per le donne,
fosse sconvolto dalla violenza maschile.
Sulla scia delle raccomandazioni del CEDAW, lo scopo
dichiarato della legge (art. 1) è quello di agire contro la violenza
strutturale che gli uomini eserciterebbero sulle compagne o ex. Il punto di
partenza è dunque l'assunto dogmatico del movimento femminista radicale: “Tutte
le donne sono, senza eccezioni, sottomesse al dominio maschile”.
La violenza domestica era già punita severamente dal codice
spagnolo prima del 2004. Le pene per gli abusi commessi in ambito familiare
erano state infatti incrementate nel 2003. La norma però aveva il “difetto” di
punire il coniuge maltrattatore a prescindere dal suo sesso. Proteggeva,
infatti, tutti i membri della famiglia compresi i minori e gli ascendenti con
misure molto severe. Ma proprio perché non colpevolizzava aprioristicamente
l'uomo andava gettata nella spazzatura della storia, senza nemmeno darle il
tempo di mostrare la sua efficacia.
La legge del 2004 non ha precedenti nei paesi democratici,
perché elimina la presunzione di innocenza, in barba all'articolo 14 della
Costituzione, e introduce una fattispecie di reato di cui solo i maschi possono
essere colpevoli. Qualunque forma di violenza, piccola o grande, di un uomo
verso la sua compagna non necessita più di indagini. La causa è sempre nota a
priori, impressa a fuoco nelle righe della stessa legge: il machismo. Ogni altra
causa è esclusa a priori. Per capire l'assurdità di tali premesse possiamo fare
un paragone con le norme anti-razzismo. Per dimostrare che si è trattato di
violenza razzista bisogna sempre indagare e verificare che la causa sia proprio
il razzismo, non basta che l'aggressore sia bianco o giallo e la vittima nera o
rossa. Per la legge spagnola invece queste sono tutte sottigliezze inutili.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948,
articolo 11: «La persona accusata di un delitto ha diritto alla presunzione di
innocenza se non è stata provata la sua colpevolezza») è gettata alle ortiche.
La donna è per definizione inetta, debole, incapace di difendersi. La casistica
dei comportamenti maschili considerati “maltrattamento” è estesa in modo
iperbolico: sollevare la voce o rompere un piatto può costare molto caro. In
buona sostanza l'onere della prova è invertito: non è il giudice che deve
dimostrare la colpevolezza dell'accusato ma è quest'ultimo a dover provare la
propria innocenza. Basta una denuncia da parte di una moglie o una fidanzata o una
ex e la polizia, seguendo un protocollo ministeriale che ricorda quelli seguiti
dai nazisti per perseguitare gli ebrei, irrompe nelle case o nel luogo di
lavoro e arresta l'accusato senza nemmeno ascoltarlo. Quest’ultimo è
ammanettato e tenuto in carcere sino a quando un giudice non lo interroga. Le
forze dell'ordine, anche se dubitano fortemente della sincerità della
denunciante, procedono comunque all'arresto perché preventivamente avvisate dai
collettivi femministi: «Se succede qualcosa alla donna la responsabilità
ricadrà interamente su di voi!». Se poi il malcapitato, per la smania di uscire
di prigione o perché mal consigliato dall'avvocato d'ufficio, firma
una Sentencia de Conformidad, finisce per ammettere la colpa e viene
etichettato per sempre come “criminale di genere”.
La giudice decana di Barcellona Maria Sanhauja, in
un'intervista al quotidiano La Razon del 2006, trovò il coraggio di
criticare pubblicamente la legge: «Se ogni anno vengono inoltrate oltre 140
mila denunce, ma di queste solo 8 o 10 mila finiscono con una condanna, che ne
è di tutte le altre?» Queste ultime erano logicamente terminate con
l'archiviazione o l'assoluzione. Una miriade di uomini innocenti erano stati, dunque,
ingiustamente incarcerati.
La stessa giudice, aveva anche affermato che la legge sulla
violenza di genere ha provocato una disgustosa violazione dei diritti: «Non
può esistere alcun crimine che porti alla detenzione di massa di migliaia di
uomini, con scarse prove», ma l'applicazione della Ley Organica porta a realizzare questa situazione «da regimi
totalitari». Per la giudice il problema della violenza, con tutta la serietà
che comporta, «è stato portato a un punto di follia» che ha generato un uso
abusivo della legge, la distruzione delle prove e l'assenza della presunzione
di innocenza.
La Sanhauja aveva
anche osservato che una condanna ingiusta può generare conseguenze tremende. Un
uomo che si vede strumentalmente accusato, cacciato di casa, stigmatizzato come
maltrattatore, costretto a pagare un mantenimento, può cadere in una spirale di
autodistruzione che gli fa perdere il controllo delle sue azioni spingendolo a
uccidere la sua aguzzina o sé stesso.
Come in un ormai lontano passato è stata riesumata nella
legge una discriminante sessuale. Basta una semplice denuncia per trasferire la
procedura di separazione dal giudice di famiglia (civile) a quello di violenza
di genere (penale). Colpevole o innocente l’accusato viene tosto arrestato sino
a un massimo di tre giorni, espulso dal domicilio familiare e allontanato dai
figli. L’annientamento dell'imputato è dunque implicito nello spirito della
legge. Sino alla fine del processo egli non può chiedere la custodia condivisa
o ricevere un qualunque sussidio dallo stato. Tutto nel generale silenzio dei
media.
Il codice penale spagnolo, modificato in virtù della Ley
Organica del 2004, riporta in Europa forme di discriminazione che lasciano
ammutoliti. Fa carne di porco del principio di uguaglianza stabilito
dall'articolo 14 della Costituzione spagnola. Lo stesso comportamento, ad
esempio le minacce (art. 171.4 CP), è considerato un delitto per l'uomo, e
quindi punibile col carcere da sei mesi a un anno, e una semplice infrazione
per la donna, punibile con una multa. La pena prevista per lesioni personali
(artt. 147 e 148 CP) va da due a cinque anni di reclusione se l'autore è l'uomo;
se è la donna va da sei mesi, abbassati a tre a partire dal 2015,
a tre anni. Anche per il maltrattamento occasionale l'uomo è punito
più severamente con una pena minima di sei mesi contro i tre previsti per la
donna (art. 153.2 CP).
Per i musulmani malikiti e gli hanbaliti
la vita di un dhimmi, di un non musulmano, vale la metà di quella di un
musulmano. I maschi sono i dhimmi spagnoli.
Anche una banale discussione via WhatsApp tra fidanzati può
avere conseguenze penali. Un uomo di cui i quotidiani hanno omesso le
generalità aveva concluso un battibecco con la sua compagna scrivendole “vete
a la mierda”, che significa grosso modo “vai a cagare”. Lei gli aveva
restituito pan per focaccia inviandogli l’icona di una cacca. Una frase
maleducata è considerata un “delitto di insulti o vessazioni familiari”. Lo
prevede l'articolo 173.4 del Codice Penale. Nel giugno del 2016 l’uomo è stato
trattenuto in carcere per sette ore, cacciato di casa per cinque giorni con un
ordine di allontanamento e condannato al pagamento delle spese processuali dal tribunale
n.1 di Granada della violenza contro le donne.
La Ley Organica prevede per di più la promozione di misure
educative per ogni ordine di scuola (art.4) al fine di prevenire il machismo (attraverso
una formazione ideologizzata degli insegnanti), l'inserimento coatto nei
programmi scolastici della glorificazione del movimento femminista nonché
l'obbligo per le università di promuovere in tutte le aree accademiche il dogma
dell'uguaglianza di genere.
Si narra che Dionigi di Siracusa avesse l’abitudine di
appendere le tavole delle leggi così in alto da impedirne la lettura. Il
governo Zapatero ne ha seguito l’esempio. Per precludere agli spagnoli la
comprensione delle perverse logiche della Ley
Organica ne ha celato gli aspetti più torbidi, esibendola come il
necessario toccasana per far cessare le violenze. La gente comune, ingannata da
una stampa in gran parte favorevole al regime, ha continuato a ignorare per
anni le lesioni del diritto implicite nel provvedimento.
Zapatero, il primo leader politico al mondo a dirsi
femminista, ha dichiarato nel luglio 2018 che «la storia dell'umanità» non è
«lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo», come sosteneva Karl Marx, ma
«lo sfruttamento delle donne da parte degli uomini».
Per lui, a quanto sembra, i raccoglitori di pomodori, i taglialegna e i
lavapiatti sono tutti degli sfruttatori. Anche le ottocentesche proprietarie americane
di schiavi sarebbero vittime e i loro schiavi gli aguzzini.
Una volta accettata la fine della lotta di classe, per poter
ricavare uno spazio politico su cui continuare a lucrare, la nuova sinistra ha
voluto cavalcare la tigre della guerra dei sessi. La politica è da tempo una
fonte di reddito e la sopravvivenza di un partito, con tutti i conseguenti
vantaggi per i suoi accoliti, è un obiettivo cruciale. Scomparsi i proletari
bisognava trovare un gruppo sostitutivo da difendere. Essendo le elettrici
maggioranza rispetto agli elettori, lusingare le donne e promettere loro più
potere era un modo astuto per aumentare i consensi. Per un vantaggio elettorale
si può anche spaccare l'umanità in due.
La Ley Organica
prevede per la donna che ha sporto denuncia l'assistenza giuridica gratuita, un
sussidio di oltre quattrocento euro mensili (rinnovabili con una seconda denuncia),
un eventuale alloggio pagato con soldi pubblici, il diritto di precedenza sulle
offerte di lavoro, l'iscrizione gratuita all'università e altre agevolazioni.
L'assegno elargito non deve essere restituito in caso di assoluzione
dell'accusato. Tutti questi vantaggi valgono anche per le donne straniere. La straniera
irregolare che denuncia “violenza di genere” ottiene anche il permesso di
soggiorno. Così nel 2012 alcuni membri di un'organizzazione criminale hanno organizzato
finte relazioni con donne marocchine che presentavano delle finte denunce per
ottenere la regolarizzazione e la sovvenzione di 400 euro.
I medici possono individuare le vittime di ipotetiche
violenze anche in presenza di una risoluta smentita delle stesse. L'8 ottobre
2012 Maria Luisa, una donna di 52 anni che abita a Castellòn nella Spagna
orientale, incespica mentre cammina nel suo giardino. Nella caduta ha la
sventura di urtare il viso su una statuetta decorativa e disgraziatamente si
spezza due denti. Il marito le presta le prime cure ma, dato che il sangue non
smette di sgorgare copioso, decide di accompagnarla d'urgenza al pronto
soccorso. Mentre si accinge a salire in auto Maria Luisa perde i sensi e cade
nuovamente procurandosi dei piccoli lividi sul viso. Si risveglia durante il
tragitto e apprende dal marito l'accaduto. Il medico che la visita non crede al
suo racconto e contatta le forze dell'ordine. Dopo 15 o 20 minuti giungono
quattro agenti che, senza nemmeno prendersi il disturbo di interrogare la
donna, arrestano il marito. Senza alcuna indagine, come in un grottesco
processo kafkiano, per il consorte scatta un decreto di allontanamento dalla
casa di famiglia. Malgrado le sue disperate proteste, Maria Luisa è dichiarata
vittima di un uomo che lei ama molto e che non le ha mai torto un capello;
l’unico ad occuparsi del suo stato di ansia patologica. Il marito è costretto a
trasferirsi nell'abitazione di un fratello, ma continua a tenere quotidiani
contatti telefonici con la moglie. Violando la legge i due si incontrano in
segreto. Se qualcuno li scoprisse lui finirebbe in carcere. I desideri e gli
affanni della coppia non contano. Conta aver punito un altro “abusatore” che
viene iscritto nei registri ufficiali della statistica per dimostrare
l'efficienza della giustizia spagnola.
Quando una donna spagnola ha intenzione di divorziare sa che
se denuncia una “violenza di genere” otterrà istantaneamente l'allontanamento
del compagno, la casa, la custodia dei figli e un assegno mensile. Si capisce
che per molte tutto questo costituisce una tentazione molto forte. Se la donna
non ha remore nel criminalizzare il padre dei suoi figli, se desidera
assaporare il gusto della vendetta con tutti i copiosi benefici, non deve far
altro che sporgere una denuncia falsa. La sua parola basta come prova.
Il 24 luglio 2010 una bimba chiamò la polizia perché sua
madre stava cercando di soffocare con un cuscino suo padre, un uomo affetto da
distrofia muscolare che necessitava di strumenti medici per sopravvivere.
L’uomo aveva già in passato denunciato la moglie, ma aveva poi ritrattato
tutto. La donna disse di aver agito così perché non poteva più sopportare la
situazione. Giustificata e rimessa in libertà, poté mantenere anche
l'affidamento della figlia. Un'altra donna di Tenerife era riuscita a ottenere
l'espulsione dall'abitazione familiare del marito tetraplegico, denunciando che
lui l'aveva minacciata. Quest'ultima era stata più astuta della prima, giacché
aveva eliminato lo sgradevole marito senza cercare di assassinarlo. Le era
bastato usare il potere garantitole dalla Ley Organica.
Si punisce qualcuno in ragione del suo sesso, lo si
qualifica a priori come oppressore o aggressore anche se non ha mai dato mostra
di una condotta “machista”. La legge non distingue le situazioni di autentica e
ripetuta vessazione, che ovviamente esistono, dalle banali liti che scoppiano,
prima o poi, all’interno di ogni coppia. Un marito e una moglie che si trovano
in fase di separazione tendono a litigare perché in disaccordo su chi debba prendere
un computer o un televisore o per altri motivi, e spesso finiscono per
insultarsi reciprocamente. Per la legge ogni indagine è inutile; il colpevole è
noto a priori ed ha sempre sesso maschile. Il 26 dicembre 2018 nel corso di un
litigio familiare avvenuto nella città di Ocaña un uomo è stato pugnalato a una
spalla dalla moglie. La Guardia Civil
è intervenuta e lo ha arrestato. La donna invece è stata lasciata in libertà. L'avvocato
Miguel A. Valverde ha raccontato di un
caso in cui mentre due ragazzi di 18 anni si stavano scazzottando, una ragazza
di 17, fidanzata di uno dei due ed ex dell'altro, è intervenuta nella rissa per
difendere il fidanzato. Il solo ex fidanzato è stato punito come un delinquente,
mentre gli altri due, anche se autori delle stesse identiche azioni, sono stati
semplicemente rimproverati.
Postulare una pretesa situazione di superiorità di cui
l’uomo godrebbe e abuserebbe determina eo
ipso la violazione della presunzione d’innocenza. La legge sembra valere
come un atto di riparazione o di compensazione collettiva per le
discriminazioni subite dalle donne di altre epoche. Chi oggi non è discriminato
viene risarcito, e chi non ha discriminato viene punito. Il diritto moderno è
stato assassinato e si è tornati a forme giuridiche anacronistiche, simili a
quelle dell'antica Roma, quando a parità di colpa la pena variava in relazione
alla condizione giuridica dell’accusato.
Secondo l'opinione delle persone più qualificate, la legge è
chiaramente incostituzionale. María Poza, magistrata del Tribunale provinciale
di Murcia, ha sollevato due obiezioni al Tribunale Costituzionale spagnolo per
la grave discriminazione tra i sessi e la sospensione della presunzione di
innocenza. Per
la magistrata l'introduzione di un diverso criterio di giudizio a seconda del
sesso è un «costo inaccettabile» per i valori costituzionali. Per
perseguire severamente l'abuso familiare sarebbe stato sufficiente aggravare le
pene per qualunque soggetto maltrattante senza penalizzare i soli maschi. Può
esserci dominio anche tra padre e figlia, tra padre e figlio, tra madre e
figlia, tra madre e figlio ecc. Se gli uomini fossero risultati i maggiori
perpetratori di abusi sarebbero stati puniti in proporzione. Tuttavia la Corte Costituzionale,
in diverse sentenze tra il 2008 e il 2010, ha confermato la costituzionalità
della Ley Organica, pur con il voto contrario di alcuni giudici. La sentenza
del 2008 fu approvata di stretta misura con 7 voti contro 5. La
decisione si spiega col fatto che dieci membri della Corte su 12 sono nominati
dagli organi politici. Se fosse stato politicamente utile probabilmente questi
magistrati avrebbero anche affermato che due più due non fa quattro.
Al 31 ottobre 2008, dopo poco più di tre anni dalla sua
entrata in vigore, la Ley Organica era causa del 10% delle reclusioni e a metà
del 2011 del 12,4%.
In un articolo pubblicato dal quotidiano El Pais il
22 dicembre 2008 la giudice María Sanahuja aveva denunciato come qualcosa di
tremendo la vocazione della legge a un utilizzo fraudolento. La magistrata
indicava come un chiaro segno di fallimento il fatto che il numero delle donne
uccise non fosse diminuito per nulla dopo l'entrata in vigore della legge e
biasimava l'uso del codice penale da parte di molte donne per ottenere migliori
condizioni in fase di separazione. Stigmatizzava inoltre la pressione
intimidente dei media sui magistrati che, per tema di essere accusati di
inadempienza, si sentivano costretti ad ordinare corrivamente arresti e
allontanamenti e ad aumentare pesantemente le pene in un quasi completo oblio
del coordinamento con i professionisti della sanità e dei servizi sociali.
Dalla sua entrata in vigore sino al giugno 2009 si erano
accumulate in Spagna più di 600 mila denunce per violenza di genere e di
queste, secondo uno studio compiuto dal magistrato Francisco Serrano, solo il
14% corrispondevano ad autentici maltrattamenti. Nel 2006 il ministro della giustizia Juan
Fernando López Aguilar, uno dei principali fautori della Ley Organica, aveva
dichiarato con freddo cinismo, alla luce degli evidenti abusi permessi dalla
legge, che le false accuse costituivano un costo accettabile. Qualche anno più
tardi tuttavia egli stesso, come per contrappasso, fu accusato dalla ex
moglie di percosse e violenza nel corso della causa di divorzio.
Le false denunce hanno colpito anche alcuni uomini italiani.
Nel 2018 è giunta alla fine una lunga vicenda legale che ha visto Francesco
Arcuri contrapposto alla compagna Juana Rivas. Come in moltissimi altri casi,
la totale assenza di prove ha permesso l'assoluzione dell'uomo.
In Spagna è avvenuto qualcosa di terribile: la privazione
ingiusta e arbitraria della libertà di un enorme numero di uomini. Una gravissima
lesione dei più fondamentali diritti. Ma le orecchie dei più sono state rese
sorde dalla potente macchina persuasiva del governo. È stato individuato un
terrorista interno: il maschio eterosessuale. La legge non vale infatti per le
coppie dello stesso sesso che in Spagna possono sposarsi.
La Ley Organica prevede anche la creazione di
tribunali speciali e grasse sovvenzioni per le associazioni femministe. Come ha
sottolineato Diego de Los Santos, medico e fondatore del Partido Andalucista,
i Tribunali della violenza di genere (Juzgados de Violencia de Genero),
chiamati anche Tribunali della violenza contro le donne, sono gli unici al
mondo che giudicano solo uomini. Quindi dovremmo chiamarli “Tribunali sessisti
anti-uomo”. La loro funzione sembra essere quella di ferire, di soddisfare le
«aspirazioni illegittime e segregazioniste del femminismo radicale». Secondo
il giudice Francisco Serrano, i Tribunali della violenza di genere assomigliano
a quelli di Guantánamo creati da George Bush. Anche a Guantánamo le persone
sono state recluse arbitrariamente prima che fossero restituite ai paesi di
origine perché innocenti. Intanto però la loro vita era stata rovinata. Nel
2006 come ha ricordato lo stesso giudice «ci sono stati 3.200 suicidi in
Spagna, di cui 2.400 erano uomini». Non
sappiamo quanti si siano uccisi a causa delle false accuse, perché queste
informazioni sono deliberatamente occultate.
Il regime si guarda
bene dal divulgare i motivi che spingono gli spagnoli a togliersi la vita, ma,
secondo cifre ufficiose calcolate da associazioni civili, sarebbero almeno 500
ogni anno quelli causati dalla Ley Organica. L'articolo 143 del Codice Penale
spagnolo prevede una pena da quattro a otto anni di carcere per chi induce un
altro al suicidio. Quanti anni di carcere meriterebbero gli autori della legge
femminista?
L’avvocato Josè
Louis Sariego Murillo, esperto in diritto di famiglia, ha raccontato la storia
di Chico, uno studente di 19 anni. Chico
aveva avuto un flirt con una ragazza di 17 anni che faceva parte del suo gruppo
di amici. Poi si era innamorato di un’altra e l’aveva lasciata. La 17enne lo
aveva quindi denunciato per violenza di genere. Così il ragazzo, senza uno
straccio di prova, fu messo in carcere e lì fu violentato. Caduto in una
profonda depressione si era quindi impiccato. Dalla successiva lettura degli
sms si scoprì poi che la ragazza aveva voluto semplicemente vendicarsi.
In Spagna gli uomini suicidi superano i morti per incidente
stradale e il governo, che organizza continue campagne di prevenzione contro
gli incidenti stradali, non fa nulla per prevenire i suicidi.
I casi di autentica violenza che sono giunti a condanna in
virtù della Ley Organica, secondo un calcolo reso pubblico nel 2009 dal Consiglio Generale del Potere Giudiziario (CGPJ),
l'organo di governo della magistratura, erano soltanto lo 0,4% del totale delle
denunce. Per il senso comune maltrattare significa commettere violenza fisica e
infatti nella propaganda governativa la donna maltrattata è sempre mostrata con
lesioni, occhi neri e viso straziato. Tuttavia i condannati per lesioni alla
fine del 2009 erano meno di 600 in tutta la Spagna. Le
altre condanne riguardavano forme di maltrattamento molto più blande. Una
valanga di banali dispute all'interno delle coppie si era tramutata in
altrettante denunce tanto da collassare i tribunali. I numeri così inflazionati
potevano giustificare la feroce campagna di misandria che aveva preceduto
l'entrata in vigore della legge.
Nel
2012 la Guardia Civil ha scoperto una
rete di persone che organizzavano false denunce per maltrattamenti col fine di
ottenere la residenza e un assegno di 400 euro mensili a donne marocchine che
aspiravano a ottenere la cittadinanza spagnola.
https://www.guardiacivil.es/va/prensa/historico_prensa/4220.html
Francisco J. Lario, La Celda de los inocentes, Editorial Círculo Rojo, 2016,
§ 2 Testimonios, 2.
https://www.actuall.com/familia/apunalado-por-su-mujer-es-detenido-como-agresor-de-genero-ella-investigada-por-lesiones/
L'evento è raccontato in: Rubio, cap.18.
Rafael Méndez, “Una juez lleva la ley de violencia sexista al
Constitucional por discriminar al hombre”, El Pais, 16 agosto 2005.
https://elpais.com/diario/2008/05/31/opinion/1212184805_850215.html
Gayo,
Alberto, y Pascual, Maria (2008), La cara del asesino, interviù, 28
novembre 2008. Cit. in: de Los Santos, p.28.
María Sanahuja, “Las denuncias falsas”, El Pais, 22 dicembre
2008.
https://elpais.com/diario/2008/12/22/opinion/1229900405_850215.html
“El
juez Serrano compara la ley contra el maltrato con la base de Guantánamo”, El
Correo de Andalucía, 9 febbraio 2009. https://elcorreoweb.es/historico/el-juez-serrano-compara-la-ley-contra-el-maltrato-con-la-base-de-guantanamo-ABEC162615
Francesco
Olivo, “Spagna, il 'padre' della legge contro la violenza
di genere accusato di maltrattamenti sulla moglie”, La Stampa,
7 aprile 2015.
Francesco
Arcuri nel 2009 conviveva in Spagna con Juana Rivas da cui aveva avuto un
figlio nel 2005. Una notte la donna, secondo il racconto di Arcuri, era
rientrata a casa ubriaca alle 5 del mattino. Ne era nato un alterco che si era
concluso in reciproche accuse di violenza domestica. Come previsto dalla legge
spagnola l'uomo fu arrestato e indotto ad accettare una Sentencia por
Conformidad che lo condannava a tre mesi di prigione e a un anno e tre mesi di
allontanamento dalla famiglia. Prima della fine dei tempi stabiliti dalla
sentenza, i due erano tornati a convivere e si erano trasferiti nell'isola di
San Pietro dove Arcuri gestiva un bed and breakfast. Intanto era nato un
secondo figlio. Il rapporto iniziò nuovamente a guastarsi dopo qualche anno e
nel maggio del 2016 Rivas si recò in Spagna con i due bambini con l'impegno di
riportarli dopo un mese e mezzo. Sporse invece una denuncia per violenza di
genere e chiese l'affidamento esclusivo dei bimbi. Per i media spagnoli era una
madre eroica che stava lottando per tenere i due figli lontani dal
padre-mostro. «Siamo tutti Juana Rivas» iniziarono ad urlare le femministe nei
cortei. La lunga battaglia legale però non si è conclusa come speravano.
Nell'agosto del 2017 Rivas è stata costretta a restituire i bambini al padre.
Il giudice non le aveva creduto per la totale mancanza di riscontri e l'aveva
giudicata colpevole di aver strumentalizzato la tesi dell’abuso per mantenere
la custodia dei figli. Nel luglio 2018 è arrivata la sentenza del tribunale di
Granada che la condannava a cinque anni di carcere per sottrazione di minori e
le imponeva di pagare un risarcimento di 30 mila euro all’ex partner, oltre
alle spese legali. Nel marzo del 2019 il tribunale di Cagliari ha archiviato le
otto denunce presentate dalla donna e ha affidato la custodia esclusiva dei
bimbi al padre, concedendo alla madre di vederli durante le vacanze estive. I
giudici hanno dichiarato che «la donna ha “una grande capacità manipolativa nel
rapporto con i minori” e che “giustifica” il proprio comportamento come vittima
della violenza di genere».
https://elcorreoweb.es/historico/el-juez-serrano-critica-que-las-denuncias-falsas-por-maltrato-estan-provocando-un-genocidio-entre-los-hombres-CGEC227599
Josè Louis Sariego Murillo, Derechos Humanos tras las
Cifras, in: de Los Santos, pp. 221-222.
Diego
Molpeceres, Las cifras de las que nadie habla: el suicidio mata el doble que
los accidentes de tráfico, vozpopuli, 9 settembre 2019.
Tra il 2000 e il 2006, in Spagna, il tasso di femminicidi in famiglia era di 4 per
milione di donne, inferiore a quello nella maggior parte dei paesi del Nord
Europa, al di sotto della Finlandia (10) o della Norvegia (6). Nello stesso
periodo morivano tre donne per milione di donne per mano dei loro partner o
ex-partner mentre la media europea era cinque e nel continente americano otto.
Vedi: III INFORME INTERNACIONAL, Violencia contra la mujer en las relaciones de
pareja, ESTADÍSTICAS Y LEGISLACIÓN, 2010.
https://hombresmaltratados.es/maria-sanahuja-hemos-causado-un-gran-dolor-a-un-monton-de-hombres/
Art.
147 riformato dal n. 81 dell’articolo unico della L.O. 1/2015.
https://www.eldiario.es/sociedad/Zapatero-Marx-Historia-humanidad-explotacion_0_793370921.html
Tratto da: Bruno Etzi, Femminismo da non credere, Ed. Susil, pp.180- 188.